Tipi da bus

Ebbene sì, sono stata pendolare anche io. Per ben cinque anni della mia vita, mi sono alzata alle sei del mattino, sono andata alla fermata – distante da casa mia abbastanza da costringere mio padre ad accompagnarmici in macchina, mi hanno caricata come una bestia in un bus puzzolente e scalcagnato e a passo d’uomo sono andata così al liceo. Per quello, ora che abito a mezzora a piedi dalla facoltà, preferisco anche nei giorni di pioggia affidarmi alle mie belle gambine, che a lungo andare sono diventate forti come quelle dei muratori. A forza di macinare chilometri perché i bus sono sempre meno, sempre più puzzolenti e pieni di gente, ma anche sempre più costosi. Non do soldi ai ladri, io. 

Tuttavia ogni tanto sono costretta a prendere il bus, e allora mi rendo conto che non importa il luogo in cui stai e il tipo di bus. Che sia quello scalcagnato che due-tre volte al giorno accompagna studenti bestemmianti da un paesino sardo all’altro, o quello un po’ (ma non troppo) più moderno che passa trenta volte al giorno per il centro di Bologna, i Tipi da Bus non cambiano. Mai. Sono una certezza. Come l’infinità della stupidità umana e la Carrà.

Vediamo un po’ alcuni di loro.

 

Quello che non sa dove deve scendere

Andiamo, tutti noi ci siamo passati almeno una volta. Sarà che certi bus hanno la simpatichetta abitudine di non annunciare la fermata, tanto per incasinare i turisti abbastanza incasinati dal nome spesso casuale che hanno le fermate, sarà che certa gente (ehm ehm…) ha un pessimo senso dell’orientamento e non sa contare le fermate, c’è sempre quello/a che si siede dietro l’autista e lo assilla perché gli dica quando deve scendere per raggiungere tale via.

Colui che va a confessarsi

Costui ha preso il bus per un confessionale e l’autista per il prete – o per la Bignardi-, e si siede dietro l’autista per spiegargli i suoi problemi, rivelare i suoi peccati e ottenere l’assoluzione. Tale Caso Umano fa molto incazzare Quello Che Non Sa Dove Deve Scendere, perché tende a colonizzare nel suo stesso habitat naturale, ossia alle spalle dell’Autista, posto tra l’altro ambito pure da…

L’anziano

Ce ne sono di due tipi: quelli che approfittano della loro anzianità per ottenere il posto – cosa che fanno da quando hanno quarant’anni – e quelli che, costi quel che costi, non si siedono manco morti. Spesso si trovano i bus pieni di anziani in piedi, adulti e ragazzini in piedi – timorosi di essere ripresi per la mancanza di educazione nel non cedere il posto – e tutti i sedili liberi. Chi entra pensa che i sedili abbiano gli spilli, ma in realtà vige una situazione di completo imbarazzo.

Quello con l’animale

Costui ha vinto. Ha fottutamente vinto. Appena entra con un trasportino, puoi essere sicuro che tempo due minuti diventa il VIP del bus. Se entra una scolaresca, poi, è la fine. Si formerà un ingorgo di bambini o di studenti di giapponese intenti a infilare un dito fra le sbarre borbottando “neko chan neko chan”

Quello col borsone

Razza più odiata da tutti, assieme al Cavaliere Errante da Bus di cui parlerò più avanti. Spesso senza colpa, poiché non possiede spazio sufficiente da mettere a terra la borsa, ma spesso per stupidità, rimane con uno zainetto rigonfio a occupare il corridoio, causando un ingorgo e uno spartiacque nel bus: da una parte pieno di gente in piedi e bestemmiante, dall’altro vuoto e desolato come il deserto del Gobi.

Il Cavaliere Errante da Bus

Cugino del cavaliere errante generico, lo scopo della sua vita è aspettare la TUA fermata e alzarsi senza alcun motivo, camminando come un bradipo sulla luna, andando a piazzarsi davanti all’uscita in modo che tu debba dribblarlo e prenderlo a calci in culo per farlo levare da lì. Lui vuole solo sgranchirsi le gambe, la sua fermata è di là da venire, vuole solo e fortissimamente stare in mezzo ai coglioni.

Quello che si scaccola

Niente da dire, si merita una categoria a sé perché andrebbe preso a randellate. Personalmente, ho sibilato “scarto della società” all’ultimo che ho beccato. Quando ho fame divento incazzosa.

Gli amanti perfetti

Passano il tempo a sbaciucchiarsi, a darsi toccatine, palpatine, al limite del petting, e quando arriva la fermata di uno dei due si scambiano uno sguardo toccante tipo quando Rose vede Jack che affonda nell’acqua ghiacciata. 

Quello che mangia

Lo senti quando arriva. Un olezzo di McDonald’s lo accompagna. Si siede con nonchalance, tira fuori il panino o le patatine e comincia a mangiare. Specie molto irritante per i passeggeri che soffrono il mal d’auto e per quelli affamati, che triplicano la loro incazzatura.

L’anziano che sta male

Il suo scopo è salire nel tuo bus, avere un calo di zuccheri e far fermare il tuo bus – che poi fa fermata al Sant’Orsola, ma chissene, deve fermarsi ad attendere l’ambulanza perché non può accompagnarcelo – per ore e ore, durante le quali l’anziano starà benissimo e andrà verso l’ambulanza saltellando bianco e rosa come Heidi.

Quello che emette insulti a mezzabocca

Passa il tempo borbottando bestemmie e frasi incazzose per qualunque cosa. Per tutti i tipi da bus sopraccitati, per il bus che si ferma, per i semafori eterni, per le frenate brusche, per il clacson, per la temperatura… quasi mai è recidivo, è solo una fase.

Altri tipi

Quelle che si truccano, quello col cellulare, l’hipster col libro impegnato, quello che studia e che ripete, il senzatetto che forse è morto o forse è solo ibernato, i bambini dimmerda, i cattolici da bus…

Published in: on 7 luglio 2013 at 10:44 AM  Lascia un commento  
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Come ottenere “mi piace” gratuiti

è stato molto difficile trovare un titolo per questo post cumulativo di Casi Umani, il cui unico fattore in comune è la banalità delle loro affermazioni e la ripetizione a pappagallo della solita pappardella, al fine di ottenere “mi piace” da altri decerebrati come loro che non si fermano neanche per un attimo a pensare. Mi piace “gratuiti” proprio per questo: il tempo è denaro, e loro non spendono tempo a pensare, come detto, né a imparare l’italiano – sì, sono anche accomunati da una grammatica molto povera. Se vi rispecchiate in loro, per favore fatela finita. Fate un favore alla selezione naturale.

I politicizzati

Un Politicizzato in un Raro sfoggio di Originalità

Un Politicizzato in un Raro sfoggio di Originalità

Detti anche “i politici italiani *inserire banalità qui*”, passano la vita a spammarti nella home di Facebook link su link di passive aggressive dichiarazioni di guerra, lamentele sui soldi, vecchini che rimestano nella spazzatura mentre un politico dorme pacificamente, affermazioni distorte, affermazioni fedeli, poco importa. La missione della loro vita è discostarsi dai politici italiani, affermando di non andare a votare (tanto poi votano PDL). Considerano i politici italiani come un’entità a sé stante, imposti dal cielo, una turba omogenea e unita, quando sono stati messi su dagli italiani stessi. Sono secoli che in Italia i politici ricevono soldi a palate e commettono disonestà, eppure per loro è sempre la prima volta, la scoperta dell’acqua calda. Di raro pregio quelli che sostenevano che Monti fosse peggiore di Mussolini. Immagino che poi abbiano dovuto bere olio di ricino per aver osato tanto. Come? Non è accaduto loro niente? Ma non si comportavano come se fosse stata tolta loro la libertà di parola?

I perbenisti

Non lontani parenti dei moralisti, la missione della loro vita è creare immagini unendo situazioni che fra loro non hanno alcuna attinenza e spiegarle attraverso locuzioni prive della benché minima logica e possibilmente in comic sans. Si esprimono a fiume, sfiorando l’analfabetismo, in un modo che definire “flusso di pensiero” è un complimento, perché quelli possono essere solo i pensieri di un pazzo. Non c’è un tema, nella frase, manca sempre qualcosa di importante, come il soggetto o il verbo, la punteggiatura è assente o sparsa in giro come granturco per il pollame.

Perbenista all'opera. Notare l'uso appropriato della Lingua Italiana, che fa desiderare l'istantanea morte per catastrofe nucleare del colpevole.

Perbenista all’opera. Notare l’uso appropriato della Lingua Italiana, che fa desiderare l’istantanea morte per catastrofe nucleare del colpevole.

Ma i contenuti… i contenuti sono persino PEGGIO. Come detto, vogliono ottenere mi piace gratuitamente, quindi si aggrappano agli stereotipi e ai pregiudizi più che possono. Prendono una ragazza che piange felice per il suo regalo e la abbinano a un bambino nero che dovrebbe rimproverarla – con quella grammatica insultante per il bambino stesso – del fatto che lui, poveryno, non ha di che mangiare, mentre lei frigna perché vuole sempre di più. A giudicare da queste immagini patetiche, loro non si lamentano mai di nulla, giusto? Pensano sempre ai poveri negretti dell’Africa mentre si strappano i capelli perché pagando l’IMU (dato che sono gli stessi che fanno i Politicizzati) non possono più comprarsi le scarpe nuove, o le sigarette, o la macchina, o tutti quei beni irrinunciabili. Solo una parola: patetici.

I letterati retrogradi

"Io torno ai miei libbbri"

“Io torno ai miei libbbri”

Sono contro qualunque tipo di svago che non siano “un buon libbro” e contro la modernità. Videogiochi vade retro, fumetti agli analfabeti, e-reader strumento del demonio. Sfogliano massimo un Donna Moderna all’anno ma devono fare gli intellettuali, parlare con amorevole cura del fruscio della carta, dell’odore dei libri nuovi, delle orecchie e dei segnalibri. Se affermi di aver imparato qualcosa con la tv, i videogiochi, la radio, tutti i media che non sono i libri, ti rideranno in faccia e troncheranno la conversazione così: torna ai tuoi videoggiochi, io torno ai miei libbri. La qual cosa dovrebbe forse farci immaginare una stanza nella penombra, caminetto acceso e scoppiettante, e loro con gli occhialetti e una vestaglia con le iniziali, chini su testi dall’aria vetusta e impegnata. Naa. Stanno leggendo Cronache del Mondo Emerso, tranquilli. Non fatevi impressionare da loro, continuate a imparare qualcosa di utile, con qualunque mezzo.


Quelli che “è sempre peggio”

Diretti discendenti della nostra cultura latina, dove i filosofi e gli storici, con l’avvicendarsi delle epoche, divinizzavano quella precedente, il mos maiorum, l’età dell’oro eccetera eccetera, ignorando tutte le critiche che ogni epoca ha ricevuto, così loro parlano male delle nuove generazioni e della presente e viva, e il suon di lei.

Noi sì che eravamo persone serie!

Noi sì che eravamo persone serie!

I libri prima erano meglio, i cartoni animati non parliamone, io ascoltavo le Spice Girls che certo sono meglio degli uandirecshon e comunque non ero così bimbaminkia, ora i mangaka sono andati fuori di testa e fanno solo manga moe, i videogiochi di prima erano meglio anche se non si capiva un cazzo e ti veniva un tumore al cervello a passarci più di dieci minuti, e comunque eravamo meglio NOI, pieni di inventiva e di simpatia, noi che abbiamo conosciuto da bambini le privazioni (sì, la generazione del boom economico, eh) e non eravamo viziati come quelli di ora, noi che non c’era google eccetera eccetera.

Sono i più diffusi, si dice che sia una fase che arriva per tutti. Per favore, quando sarò così fatemi un piacere: spingetemi sotto un treno.

Published in: on 26 marzo 2013 at 6:28 PM  Lascia un commento  
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La cagnetta compiacente

Questo è un articolo semiserio, perché si tratta di un Caso Umano che genera nella sottoscritta non poco odio. La Cagnetta compiacente si trova spesso su Facebook, intenta a dare addosso alle altre ragazze in tutti i modi possibili. Al contrario della Grassona Generica, che ama solo quelle della sua specie e odia anche i maschi che preferiscono “le anoressiche”, la Cagnetta Compiacente fa di tutto per attirare l’attenzione del maschio, essendo una parente prossima dell’Attention Whore. La grande differenza è che quest’ultima cerca di interessarsi agli hobbies tipici maschili, per poter dire “guardami! Guardami! Gioco a FIFA e sono femmina!” mentre la Cagnetta Compiacente, per essere tale, si limita a dare costantemente ragione ai maschi e a ripetere a pappagallo le loro manfrine, non importa quanto siano sminuenti per il suo stesso sesso, anzi, più sono retrograde meglio è.

Lo spettacolo è ripugnante, un po’ come vedere un ebreo che pomicia la foto di Hitler: la Cagnetta Compiacente se la prende con le sue simili che, al contrario di lei, trombano o stanno bene in minigonna, chiamandole troie per entrambi i motivi, che coesistano o meno. Dimenticatevi le suffragette, le sessantottine, le grandi conquiste del femminismo, esse ci pisciano sopra, prendendosela con le ragazze incinte, e solo con loro (perché notoriamente una rimane incinta da sola, capita), con le fidanzate, con le single, con quelle che la danno, con quelle che non la danno (sono frigide e se la tirano come se ce l’avessero solo loro), ma soprattutto, con le loro acerrime nemiche: le Ragazze Che Possono Permettersi di Scegliere.

Per un qualche strano motivo, forse perché loro sono cesse e nessuno le caga, o forse perché sono del tutto prive di amore verso loro stesse e di volontà, quindi sono pronte a starci con chiunque gliela chieda, le Cagnette Compiacenti danno sempre ragione agli Uomini Feriti che si lamentano di essere stati rifiutati dalla ragazza che volevano, coprendo quest’ultima di insulti.

Affermano che le ragazze cercano sempre il principe azzurro, quello onesto, quello fedele, quello che le ama, e poi lo friendzonano. Questo è già patetico in bocca ad un uomo, dato che ne denota il patetismo e la sfigataggine, figuriamoci in bocca a una donna. La domanda sorge spontanea: che cazzo ne sai tu? Che ti frega? è forse un modo per dire che sei aperta a qualunque ragazzo ti caghi di striscio? Ma allora così non c’è un po’ troppo traffico nelle mutande? O ti senti al sicuro a dirlo perché comunque nessuno ti caga di striscio mai?

No, perché la maggioranza delle ragazze, se dovesse accettare tutti, avrebbe non pochi problemi a dormire la notte. 

A volte la Cagnetta Compiacente trova il ragazzo, e allora diventa più iena che mai: una si aspetterebbe che abbassi le armi, adesso che non ha più motivo di odiare le Ragazze che Possono Permettersi di Scegliere, ma è proprio il contrario. Lei non ha scelto, è stata scelta, e sta con un ragazzo che spesso la maltratta o la cornifica senza che lei possa farci nulla, perché lei è una Cagnetta Compiacente, gli darà sempre ragione e lo giustificherà sempre – coerentemente col fatto che anche da single criticava sempre la cornificata invece del cornificatore, accusandola di non soddisfarlo-, preferendo prendersela, ancora una volta, con l’Intero Genere Femminile, ai suoi occhi una sfilza di puttane pronte a mettere le mani sul suo ragazzo solo per dar fastidio a lei.

La Cagnetta Compiacente ha una vita triste, non possiede un pensiero suo che sia uno ed è destinata a un’esistenza di umiliazioni e frustrazione.

Ben le sta.

Published in: on 16 marzo 2013 at 4:16 PM  Lascia un commento  
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Il poeta e il depresso

Possiamo benissimo riassumere il tutto così: il Depresso non fa sempre il Poeta, ma il Poeta fa sempre il Depresso.

Ovviamente per Poeta non voglio indicare Alighieri e Leopardi, ma semplicemente una categoria di persone la cui massima espressione avviene su Internet.

Faccio notare, prima di addentrarmi nelle suddette categorie, come spesso il Poeta diventi un semplice Depresso nella vita di tutti i giorni, al di fuori di internet. Così come Bruce Wayne diventa Batman, così come Clark Kent alla bisogna diventa Superman, il Depresso spesso (non sempre) accende il computer e si avvolge nel manto del Poeta.

Ma andiamo con ordine.

Il poeta

La pagina Facebook del Poeta è disseminata di citazioni, pezzi di canzoni, video musicali e foto di tramonti con occhiali hipster con su scritto qualche versetto lirico.

poet

Il poeta come si vede

Lui vi assicurerà che c’è molto di lui, ma voi vedrete solo un mucchio di roba altrui, pezzi di opere che, a sua detta, “sembrano scritte apposta per lui” e che vanno da “In the end” dei Linkin Park a “i Watussi” di Vianello.

Questo nella più rosea delle opzioni, perché quando il Poeta si mette a creare, credetemi, è molto peggio. C’è il Fotografo, che pubblica in continuazione foto del tramonto (sempre lo stesso) che si vede dalla finestra del soggiorno, o il tombino sotto casa sua, o il piccione morto e in avanzato stato di decomposizione, il tutto raccolto in album dal titolo vago, come “gocce di verità” o “ululando a una luna d’immondizia” (cit.).

C’è il Compositore, spesso chitarrista & cantante & bassista delle sue stesse opere, sempre pronto a intasarti la bacheca con le sue liriche che parlano sempre di amore&morte ma che sono, a detta sua, “innovazione pura”.

puffo poeta

Il poeta così com’è

Più raro il Pittore, che disegna o dipinge i suoi stati d’animo (a volte sembra la vomitata di un ubriaco) inaugurando secondo lui un fantastico di malattia&delirio (cit.)

Averlo come amico è davvero una palla. Vi costringerà sempre a leggere le sue opere e a essere kattyvy, perché vuole un parere spassionato, ma allo stesso tempo vuole solo sentirsi dire che è bravissimo, che è il nuovo Van Gogh (attenzione, dovete sempre paragonarlo a lui! Ché, volete mettere, un malato che si mozza l’orecchio rispetto a uno stuolo di pittoriminkia che non passavano alla storia per le loro follie?) e la reincarnazione di Edgar Allan Poe. Poi lanciategli un biscottino.

Il Depresso

Ritratto dell'epoca

Ritratto dell’epoca

Spento il pc, il Poeta torna a essere un semplice Depresso. La sua voce è bassa, pacata, gli occhi bassi, i discorsi vaghi e sempre molto vaneggianti. Se, per esempio, volete parlare delle scosse di terremoto, lo sentirete dire qualcosa tipo “la vita è effimera, e di colpo la terra ti si spalanca sotto i piedi, e poi muori… quasi quasi ti invidio…”

Il depresso come pensa di essere.

Il depresso come pensa di essere.

Quando non si nasconde nei panni del Poeta, semplicemente dissemina il profilo Facebook (o altro social network a scelta) di frecciate come “ehhh, che anno di merda, ma il prossimo sarà ancora più di merdissima” oppure “mi chiedo se la mia infelicità sia un fatto predestinato…”. Che quando lo leggi ti aspetti che suo padre abbia assassinato sua madre e lo fustighi ogni giorno tornato ubriaco dai viali dove spaccia eroina tagliata con borotalco, che gli abbia annegato il gatto e fatto mangiare il cane, poi scopri che è un normale universitario cazzone col suo gruppo di amici (che lo sopportano), un pacco di soldi, una famiglia che gli vuole bene e pure un partner. Ma vaffanculo.

Il depresso com'è davvero (sì, ho già usato Dawson... ma ci sta sempre così bene!)

Il depresso com’è davvero (sì, ho già usato Dawson… ma ci sta sempre così bene!)

Published in: on 19 gennaio 2013 at 2:45 PM  Lascia un commento  
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Varia umanità internettiana (Faccialibro in primis)

Sì, lo so, sono mancata parecchi mesi. Purtroppo essendo io una Brava Ragazza mi sono concentrata sugli studi, ho intrapreso una nuova lingua straniera e blablabla sta di fatto che non ho avuto voglia né tempo di scrivere (ma di tempo per cazzeggiare se ne trova eccome).

Ecco un post cumulativo sui diversi Casi Umani che si trovano in rete, su cui spendere un intero post sarebbe inutile.

Il passivo-aggressivo

Il passivo-aggressivo è ambosesso. In genere è un normale rompicoglioni, un po’ piagnucoloso ma senza segni particolari importanti. Quando però sceglie una vittima entra a pieno titolo nella categoria. La Vittima è un qualunque povero cristo: per i maschi, la ragazza che vorrebbero, per le femmine la bestfriend con cui litigano, ma ci sono eccezioni. Scelta la vittima, i Passivi-Aggressivi cominciano a pubblicare post con vaghissimi riferimenti a questa. Dimenticate la nozione di orgoglio, di dignità: non ne hanno alcuna.

Il passivo aggressivo scaglia la sua frecciata sapendo di essere insospettabile e inafferrabile.

Il passivo aggressivo scaglia la sua frecciata sapendo di essere insospettabile e inafferrabile.

Spammeranno per tutto Facebook furbissimi stati tipo “ah, quando capirai che io ti amo, anche se a te piace un altro” (pubblicato subito dopo che la ragazza in questione rivela la cotta), “tu non puoi capire quanto io sia corretta e la tua bestfriend visto che ho tenuto nascosto che ti trombi mezzo polesine…”, “sono il ragazzo migliore del mondo, quello che fa per te, per questo ti faccio pesare che non mi caghi rovinando del tutto la nostra amicizia brutta puttana” e altre cose di questo tipo.

La roba divertente è che spesso la vittima è su Facebook anche lei, e le sue reazioni possono essere diverse: senso di colpa, sommo divertimento, denuncia per stalking (e prima di dire che è una cosa esagerata, credetemi: i Passivi Aggressivi infieriscono sulla vittima per ANNI. E aprire la bacheca trovandosela disseminata di velati riferimenti (stile: “la ragazza di cui parlo ha un nome che inizia per C e finisce per Ristina Rinaldi e vive al numero 14 di via Pancrazio in una città che non vi dico ma che comunque è la capitale d’Italia”) può essere scocciante.

I citazionisti

Caratteristica di questi soggetti è spammare per tutto internet citazioni colte da film mai visti, libri mai letti, cantanti mai ascoltati, possibilmente errate.

Molto divertente come essi, avendo come lingua madre l’italiano, citino opere giapponesi/tedesche/francesi/svervegesi in inglese perché fa tanto fighissimo, fa tanta cultura.

I don’t forget

Eccolo che compiange i suoi morti...

Eccolo che compiange i suoi morti…

Hanno parecchio in comune coi condor: lo scopo della loro vita è che muoia qualcuno per pubblicarne foto e dediche strappalacrime (“Addio Sic, mostra agli angeli come si canta bestemmiando buttandosi col paracadute”), persone di cui prima non gliene fregava un’emerita pippa. In perfetta linea con la religione imperante, che se sei vivo ma povero chissenefrega di te ma se sei in coma irreversibile e tecnicamente morto dobbiamo assolutamente tenerti collegato alle macchine, il loro tasso d’affetto è inversamente proporzionale alle funzioni vitali del soggetto interessato.

I “minkia sn trpp otaku”

Veri Otaku all'opera

Veri Otaku all’opera

Si divertono ad aprire pagine chiamate “Otaku xsmpr 4ever” e “Otacu xlavitakazzosììì” avendo letto nella loro vita giusto Onepiece e avendo visto Sailor Moon da piccoli. Oltre agli Shonen (possibilmente trasmessi dalla Mediaset altrimenti chi cazzo li conosce) e a qualche Shojo non vanno, appena capitano davanti a qualcosa che di certo il MOIGE non avrebbe approvato, scattano: “maccomeeeeh?? ke xvertiti!!! Achira Toyama si sta rivoltando nella tombaaaa!”.

Un sedicente otaku trova qualcosa che si discosti dalla posizione del missionario

Un sedicente otaku trova qualcosa che si discosti dalla posizione del missionario

Per cosa scattano? Per il resto del bagaglio di un otaku giapponese come si deve. Shotacon, Lolicon, Doujingame, Incest, guro, tentaclerape. Cose che un otaku non è tenuto ad amare (non tutte assieme) ma che comunque conosce. Insomma, perde completamente la maschera che si era costruito e no, non basta conoscere tutti i nomi dei personaggi di Dragonball per considerarti otaku.

L’attention whore.

Una volta erano solo quelle ragazze che pubblicavano loro foto dal collo in giù e piegate in avanti, adesso, perdendo ingenuità, sono quelle che vogliono essere definite “nn come le altre ma divOrse”  e andando di moda la nerdaggine gravitano in pagine dedicate ai videogiochi (ovviamente quelli più di moda del momento). Sfruttando l’ingenua convinzione del nerd medio, ossia che una donna non prende mai in mano un joystick ma pensa soltanto ai rossetti e a Robbie Williams, l’attention whore tiene a specificare che lei gioca ogni giorno con gli sparatutto e conosce i nomi di tutti i fucili e i calibro e i carroarmati e le navi da guerra e gli elicotteri e anche i nomi dei pokemon pure quelli della prima generazione (che ovviamente è la migliore cioè vuoi mettere). Il suo scopo è sentirsi dire che è unica e speciale ed è la fidanzata ideale, visto che non se la caga nessuno.

Una Gamer Girl. Ma non una normale: è un'attention whore. Che se fosse gnocca, credi andrebbe elemosinando attenzioni su faccebbucche? Pirla!

Una Gamer Girl. Ma non una normale: è un’attention whore. Che se fosse gnocca, credi andrebbe elemosinando attenzioni su faccebbucche? Pirla!

Published in: on 10 dicembre 2012 at 10:09 PM  Lascia un commento  
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I Maniaci della Tintarella

Buonasera a tutti! In concomitanza con l’arrivo della bella stagione ho avuto modo di venire a contatto con diversi Casi Umani ma, come immaginerete, gli indiscussi reginetti dell’estate sono loro: i Maniaci della Tintarella!

Una Ganguro di Shibuya

Essi si spetasciano in balcone in costume da bagno sin dai primi caldi di aprile, quando non affollano i solarium per tutti i mesi freddi, ottenendo una spaventosa abbronzatura perenne molto Ganguro.

Ma quello è già un caso limite. Gli altri maniaci, per mancanza di soldi, di tempo, o per un minimo di buon gusto si limitano a soffrire come dei cani per quei sei-sette mesi l’anno, riattaccandosi la pelle morta e facendosi meno docce possibile per paura che l’abbronzatura svanisca del tutto, e che la loro gradazione di pelle possa scendere alla gradazione “caffellatte”, quale onta!

Essendo io, al contrario, cultrice un tantino maniacale dell’eburneo incarnato, e piuttosto propensa a mantenere un pallore nobile, potete immaginare quante critiche ho sollevato per la mia sola esistenza.

Perché sì, la caratteristica principale dei Maniaci della Tintarella, ciò che li rende così irritanti, non è, come si potrebbe pensare, la carnagione maghrebino/subsahariano a cui aspirano per tutta l’estate, ma il fatto che non riescono a concepire che qualcun altro possa avere gusti diversi dai loro.

In genere noi vampiri tendiamo a mantenere riserbo, sperimentando pericolosi miscugli di yogurt e limone o facendo sparire la candeggina nell’oscurità delle nostre stanze, e rimanendo sotto l’ombrellone una volta in spiaggia, ben foderati di crema solare, cappello di paglia e armatura di bronzo per essere sicuri.

I Maniaci della Tintarella, al contrario, passano il tempo a spalmarsi addosso puzzolenti solari cancerogeni e, masticando una carota come Bug’s Bunny, dato che hanno letto su Donna Moderna che aiuta ad abbronzarsi, ti guardano storto “sei così pallido, perché non ti metti al sole?”.

Come loro vedono i non abbronzati

A quel punto puoi dire quello che vuoi. Che magari se hai la pelle color mozzarella non è consigliabile spatasciarsi al sole alle due del pomeriggio. Che temi l’insolazione. Avrai sempre il loro disprezzo.

Ma se osi, e dico osi, pronunciare le fatidiche parole, l’eresia, il “mi piaccio bianco”, si scatena l’inferno.

Parte una reprimenda lunghissima su come il tuo intero stile di vita si fondi su principi sbagliatissimi, su come morirai di rachitismo (senza fare riferimento al loro più probabile cancro alla pelle), su quanto tu sia stupido e faranno irritantissimi riferimenti a Michael Jackson, anche se i tuoi idoli di riferimento magari sono Dita Von Teese e il tizio che fa Spike in Buffy. Peccato che passare da afroamericani a bianchi sia leggermente diverso dall’essere bianchi e volerlo rimanere.

C’è addirittura una canzone su di loro! Certo, è di tanti anni fa, ma loro pensano di essere sempre attuali.

Se vi fate sorprendere a cercare su internet modi naturali per sbiancare ulteriormente la pelle, anche lì li troverete, pronti a stroncare i nemici della melanina, coloro che con la loro disgustosa estetica si permettono di contrapporsi all’abbronzatura.

Ultimo ma non per importanza, se al mare passerete il tempo a leggere sotto l’ombrellone, dovrete anche rispondere delle loro critiche, su quanto siate poco reattivi, allegri e sportivi, come i Maniaci della Tintarella dicono di essere. E sì, l’unica cosa che avranno fatto sino a quel momento sarà rimanere sdraiati sull’asciugamano, unti e sudaticci.

Insomma, se il sogno della tua vita non è che al ritorno in città ti chiedano i documenti, se per tutta l’estate non ti vuoi vestire di bianco-spacciatore di cocaina, se non intendi fare gli scherzi ai tuoi amici avvicinandoti e confondendoti con le tenebre, per poi palesarti solo attraverso un largo sorriso stile Stregatto, tieniti lontano da loro. Non avrai la minima comprensione. Il tuo stile di vita è differente, quindi sei contro di loro.

“Detesto quando perdo il mio amico abbronzato nel buio!”

Published in: on 17 agosto 2012 at 10:25 PM  Lascia un commento  
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Friendzone Francis

In genere lo si trova nella pagine di Facebook, intento a commentare meme quali “FriendZone Fiona” o una delle innumerevoli immagini o frasi che decantano come le brave ragazze siano interessate solo agli stronzi per poi fare le vittime e gnè gnè.

Immagini come queste

Peccato che invece di prendere le immagini con ironia, essendo alcune anche parecchio divertenti, si sentano invece legittimati a raccontarci la storia della loro vita.

Non mancano neanche di commentare i link non più scherzosi ma ben poco velatamente maschilisti (ultimamente ne gira uno che dice, in pratica, che se nella gioventù tu donna osi divertirti invece che restare a casa a fare la calzetta non troverai mai un brav’uomo che ti sposi e ti mantenga e ti ingravidi com’è giusto che sia, essendo quella la prima ambizione di ogni creatura vulvadotata), che neanche si degnano di nascondere dietro a una battuta il pensiero arretrato e oscurantista.

Da come parlano di loro stessi, dovrebbero essere così

In pratica tali individui sembrano ben fieri di sbandierare al mondo la loro condizione di sfigati. Come il precedente Caso Umano illustrato, essi si fanno portatori sani di ogniqualsivoglia virtù, dalla fedeltà alla purezza di cuore, dal coraggio alla cavalleria, di essere capaci di estrarre la Spada di Grifondoro dal Cappello Parlante e di stare in piedi sulla nuvola Speedy senza cadere. Però, commentano con voce rotta, si ritrovano sempre in Friendzone, perché le ragazze sono stronze e preferiscono i bastardi.

Stranamente, fra tutte le virtù decantate, non c’è mai nulla che riconduca a una qualche eventuale bellezza fisica. Cosa?! Una donna dovrebbe forse basarsi sulla bellezza per scegliere un uomo, quando io sono la copia sputata di Alfano coi nei di Bruno Vespa ma sono tanto buono e bravo? Che superficiale di merda!

Invece sono così

In genere questo lo dicono subito dopo aver demolito una compagna di classe col terribile difetto di avere un naso pronunciato, asserendo che un tale cesso non lo toccherebbero neanche col bastone, perché l’uomo può discriminare in base alle caratteristiche fisiche, le donne no, sarebbe una condanna per un’intera generazione di uomini i quali si sentono già molto vanitosi a farsi una doccia ogni dieci giorni.

Ogni volta che leggo tali lodi rivolte a loro stessi, mi domando quanto ci sia di vero. Forse si considerano bravi ragazzi solo perché non girano tutto il giorno con una siringa conficcata nel braccio, ma la qualità di non rompere i coglioni all’intero web con le loro disgrazie evidentemente non è contemplata.

Un po’ me li immagino, a tediare la ragazza di turno con le loro lamentele, ad autocompiacersi dei loro pregi “non troverai mai più uno come me… io sono tanto tanto sensiiiibile”. Se permettete, dopo aver avuto a che fare con tali rompiballe, la prima cosa che farà una ragazza sarà alzarsi e portarsi a letto un bastardo insensibile.

Deve essere molto riposante, dopo ore di “ah, sono un così bravo ragazzo, per me una relazione è sacra, per me l’amore è tutto, io sono così dolce e protettivo ma guarda che mondo crudele le ragazze non mi cagano” trovarsi fra le braccia di uno che biascica a fatica “io… tu… banana!”

Published in: on 15 luglio 2012 at 1:14 PM  Lascia un commento  
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Quella che “io ce l’ho in technicolor”

Buon pomeriggio a tutti! Oggi esamineremo una tipologia di persona che ha tanti esponenti fra le femmine quanti ne ha fra i maschi.

Su questi ultimi non mi dilungherò, poiché mancano di fantasia. Quando vengono rifiutati da una ragazza o da essa vengono mollati, invece di farsi un esamino di coscienza tirano fuori le solite storie come “eh è che lei ha paura di amare” e “le donne oggicomeoggi guardano solo il portafogli, governo ladro”.

Più creative, le loro controparti femminili si creano un mondo tutto loro dove il bastardo che le tratta come pezze da piedi (ma anche quando ha fatto l’unico peccato di non corrispondere al loro sentimento) in realtà è innamoratissimo di loro, perché loro sono in technicolor, loro sono allegre, decise e piene di vita, loro hanno una dignità, ma vedete, gli uomini dalle donne così sono terrorizzati e, pur amandole, ricorrono alle confortanti grigine.

Come lei si immagina…

Vi invito con gioia a notare con quale leggerezza mettono loro stesse in una categoria e l’odiata rivale nell’altra, il più delle volte senza neanche conoscerla. Le grigine, spiegano, sono quelle ragazze prive di interessi, volte solo a soddisfare l’uomo, le gatte morte. Chiediamoci tutte assieme: quante mai saranno le donne così?

Per me, ben poche. Ben poche donne non hanno le loro piccole manie, le loro caratteristiche, le loro passioni.

Tuttavia, le sedicenti technicolor sono implacabili: è kiaro ke è impoxibile ke lui nn sia attratto da me, è ke ce io sn trp simpa! Kuindi lui ha paura d me! Io sn tr paxxerella! Io ho un karattere frte!

Il loro “karattere frte” è chiaramente dimostrato da tutte le volte in cui lui, tanto per assicurarsi di avere sempre un’altra tipa a disposizione, è tornato da loro per una notte ed è stato accolto a gamb… a braccia aperte.

Ma loro lo fanno perché sono innamorate, eh! Mica perché sono docili come le grigine!

Come appare realmente

In questi esemplari di disgraziate ci imbattiamo in genere nei blog. Pubblicano lunghissimi post di lode a loro stesse e su quanto loro siano koloratixime e gli uomini troppo deboli e stupidi per resistere con una “ke, ce, o m s ama o m s odia!”. Pareri contrari sono duramente perseguiti e subito una qualche loro amica vi pesterà le ditina con una bacchetta di bambù: come osate non essere d’accordo con la sua vivace amika? Se lei dice che è simpa e piena di vita è così è basta!

Dopodiché verranno accettati solo commenti come:

6 karina 6 vivace 6 l’amika ke m piace 6 karina 6 ok resta sempre cm 6! By SfigatainamoremacoloratixximaLucy

o

Eee cm t kapisko! Lui s è appena rimexo i pantaloni e se n’è andato lasciandomi incatenata nuda al letto (sto skrivendo kn le dta dei piedi) xk cmq è rimasto tr tr skonvolto dalla mia bllxxima xsonalità! By FollettinaPaxxixxima91

E così via.

Che fare? Se avete voglia di accapigliarvi, potete anche commentare in negativo i loro post, altrimenti potete sempre trollarle inventando una struggente storia d’amore in cui lui siccome vi ama vi ha mollato per telefono e vive in Costa Smeralda con una svedese tettona (ma vi pensa tutti i giorni!).

Oppure provate a scrivere “ma… non è che non ti ama?”. Però prima assicuratevi di avere dei popcorn. Refreshate la pagina: lo spettacolo inizia.

Published in: on 13 luglio 2012 at 5:33 PM  Lascia un commento  
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La bimbaminkia fascista

Codesta fanciulla, generalmente di giovane età (ma non mancano tardone, nella sua categoria) è completamente priva di senso critico e di intelligenza.

La prima cosa che farà sarà aprire un blog o una pagina facebook che parla di tutto fuorché di politica. L’argomento può essere My Mini Pony come I Movimenti della Tettonica a Zolle, l’importante è che non abbiano alcuna coerenza coi post che poi vi verranno riversati, volti a glorificare il fascismo e tutte le cose buone che avrebbe fatto il Musso. La bimbaminkia fascista si sentirà piena di voglia di rivoluzione e fiera del suo revisionismo storico, vi urlerà “non askoltate ks dikono kuei kolioni dei prof!” esortandovi dunque a fare come lei, andare a scuola per scaldare il banco e scaccolarsi dietro al sussidiario.

Il nonno in questione, ai tempi della lobotomia

Perché lei le sue fonti le prende altrove. Dove? Dal nonno centottantenne rincoglionito ed ex fascista.

Signorsì! Tale nonno ha visto la guerra e quindi ha di sicuro ragione.

Inutile spiegarle che tutti hanno un nonno, e che il suo non ha più ragione di un altro, magari partigiano e antifascista, e che se avessimo tutti questa mentalità, allora i nipoti delle SS starebbero portando avanti l’opera degli antenati. GUAI!

La bimbaminkia aprirà un altro post per piagnucolare che il suo caro nonno è stato pesantemente insultato! Ovviamente premurandosi di cancellare il post originario, cosicché tutti la compiangeranno invece di vedere il commento incriminato e obbiettare che non c’era nulla di offensivo in “credere a un nonno non è esattamente coerente col metodo scientifico della storiografia, tutti hanno i nonni”.

Aggiungendo “sniff sniff” e “nonnino morto ti volevo bene tu brutta stronza” ai commenti, la bimbaminkia così otterrà il favore popolare, da brava novella fascista che monopolizza il suo mezzo d’informazione.

Il volto puccioso del totalitarismo

Ma non è tutto. Quando vi farete vivi per spiegare che non volevate essere offensivi, i vostri commenti saranno cancellati. E quando altri utenti la sfanculeranno dicendo che è una fascista del cazzo, piagnucolerà che non c’è libertà di parola. Sì, dopo avervi bannato e cancellato i commenti.

Soluzione: niente, è una stupida. C’è solo da dispiacersi che il caro nonno non fosse morto un po’ prima, così da esimersi dal dare alla luce un tale abominio di intelletto.

Published in: on 6 luglio 2012 at 1:10 PM  Lascia un commento  
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Il falso nippomane

Svariati sono i suoi habitat naturali. Ovviamente le fumetterie e le fiere del fumetto, i locali quando danno serate dedicate al jrock o al cosplay, e ovviamente il giardino accanto alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere, dove ogni giorno sfolgora zucconaggine dietro a kanji, hiragana, katakana e incomprensibilità assortite. è possibile trovarlo anche nei ristoranti giapponesi, intento a degustare sushi fingendo di apprezzarlo e a mangiare il riso con le bacchette, un chicco alla volta, bombardando di proiettili bianchi e appiccicosi chiunque abbia la sfortuna di trovarglisi accanto.

Il Giappone odierno secondo il finto nippomane

Le conoscenze del falso nippomane in genere si fermano al Giappone dell’epoca Edo/Meiji, ed è seriamente convinto che ancora oggi esistano i samurai e che il sistema delle geisha è attivo e fiorente. Quando gli si fa notare che purtroppissimo anche il Giappone si è industrializzato, e che i suoi samurai stanno progettando robot spaccaculo, si lamenterà per ore di quanto sia un peccato che un’intera nazione non sia rimasta all’età della pietra per far piacere a lui, che l’industrializzazione è proprietà dell’occidente e che devono smettere di imitarci, ignorando il fatto che attualmente è semmai l’Occidente a copiare le tecnologie dall’Oriente.

Tokyo. Vedete come ci copiano? è tale quale a Roma!

In genere i nippomani non sono all’oscuro di alcune modernità del Giappone. In caso di maschi, saranno informatissimi su hentai ed Ecchi, in caso di donne, sapranno a menadito i nomi di tutti i jrocker. Ma evidentemente sono convinti che essi convivano coi samurai, se in pace o in guerra non si sa.

Caratteristica dei falsi nippomani è la cronica incapacità di ragionamento. Pur pronunciando, giustamente, “ningia” la parola Ninja, cadranno in errori madornali come pronunciare “shoio” la parola Shoujo, come se la J giapponese avesse per ogni occasione una pronuncia diversa. Il bello è che se tu lo pronunci giusto, hanno il coraggio di correggerti: “Si pronuncia shoio!!”. Allo stesso modo, se pronunci “Sasuke” nel modo giusto, “Sas’ke”, ti rompono l’anima su quanto tu sbagli a farlo. Inutile spiegargli che nell’originale la U non si sente, lui ti risponderà, come se fosse una scusante, che per lui è Sasuke, perché ha visto la versione italiana (che fa cagare).

Infatti si spacciano per grandi conoscitori di anime ma in genere vedono solo la versione della mediaset e quando tu, contento di conoscere qualcuno con la tua passione, sciorini il tuo sapere in proposito chiamando i personaggi col nome originale, loro cadranno dalle nuvole: “Chi è sto Akito??”.

Per finire, frequenta siti dedicati al Giappone ma anche lì finisce per essere irritante. Qualsiasi cosa non si adatti perfettamente alla sua cultura è “perversa” e “checchifo”. Il concetto di “cultura diversa e lontana dalla nostra” non lo tocca, vede tutto secondo i suoi canoni.

Ma Tokyo è anche questo…

Comunque esistono anche falsi nippomani che al contrario glorificano tutto ciò che è giapponese come buono e giusto.

La differenza coi veri nippomani:

1) I veri nippomani amano davvero il sushi, ma sanno benissimo che quello che mangiano in Italia non è la stessa cosa.

2) In genere usano le bacchette, se non alla perfezione, in modo sensato.

3) Guardano in faccia la realtà, cioè che il Giappone è una potenza mondiale e lo amano proprio per quello che è.

4) A parte qualche svarione, hanno una buona pronuncia del giapponese perché

5) Vedono gli anime in lingua originale subbati e ciò comporta che

6) Abbiano una buona conoscenza degli usi, costumi e mentalità, senza negare i lati oscuri del Giappone ma non condannandolo secondo la propria ristretta mentalità.

Published in: on 11 maggio 2012 at 10:36 PM  Lascia un commento  
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